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Relazioni significative e stili di attaccamento: “dalla culla alla tomba?”

Bowlby (1973) definì l’attaccamento come una “connessione psicologia duratura tra gli esseri umani.

Questa teoria può essere molto soddisfacente perché capace di spiegare come si scelgono i partner.

Il nostro modello di attaccamento può spiegarci molte cose, ma quando e dove si formano questi modelli?

I modelli di attaccamento si formano nella prima infanzia e continuano a funzionare come modello operativo interno (MOI) nelle relazioni in età adulta. I MOI sono modelli interni che definiscono l’insieme di schemi di rappresentazione interna come immagini, emozioni, comportamenti connessi all’interazione tra bambino e gli adulti significativi.

Nella teoria dell’attaccamento il sistema di attaccamento è inteso come un sistema motivazionale innato (SMI, Liotti 2001) teso a mantenere l’omeostasi dell’organismo e che viene attivato soltanto in specifiche situazioni, quando cioè l’organismo si sente in pericolo. L’angoscia di separazione è un buon indicatore che la relazione di attaccamento si è stabilita.

Bowlby ha concettualizzato la teoria dell’attacamento come un sistema psico-evolutivo che guida il comportamento sociale “dalla culla alla tomba” il cui scopo è quello di mantenere un livello ottimale di prossimità con l’altro significativo che dovrebbe soddisfare i nostri bisogni primari; questo passaggio è molto importante perché costituisce i primi schemi di risposta con l’altro e l’ambiente che un individuo sviluppa.

Gli esperimenti di Harlow (1961) hanno mostrato come la tendenza a mantenere una vicinanza con le figure genitoriali trovi la sua innata motivazione in una ricerca di contatto, di conforto e di protezione, più che nella ricerca di pulizia e di nutrimento.

Le risposte che apprendiamo su base insicura da un genitore possono portarci a leggere il mondo come pericoloso e come invece una persona con attaccammo sicuro può avere la stessa esperienza di vita, ma leggerla e viverla come positiva senza che il mondo sia vissuto come minaccioso.

Per Bowlby il formarsi della coppia in età adulta poggia sulla capacità del partner di confermare le rappresentazioni del sé e degli atri formatesi nella prima infanzia.

E’ importante sottolineare come nel corso della vita si possano comunque incontrare altre figure di riferimento significative che possono a loro volta sviluppare con il bambino diverse relazioni (padre, insegnanti, altre figure di riferimento; tuttavia il legame con la figura primaria e il suo stile di accudimento svolgerà un ruolo fondamentale che resterà attivo in tutte le relazioni future in cui si instaurerà un attaccamento.

Molti studi condotti fino ad oggi dimostrano che chi ha un attaccamento sicuro, riuscirà a soddisfare i propri bisogni e quelli dell’altro, mentre, con uno stile di attaccamento insicuro la persona tenderà a cercare un partner che non risponde o risponde in parte a certi bisogni (attaccamento insicuro-ansioso, insicuro-ambivalente).

Vediamoli nello specifico:

Attaccamento Sicuro: da bambini sono stati riconosciuti nei loro bisogni sviluppando una relazione di attaccamento sicura; da adulti sono capaci di offrire supporto emotivo quando il loro partner si sente afflitto e sono capaci di chiederlo se ne hanno necessità. Modello operativo interno: è “degno di amore”, il mondo può essere esplorato.

Attaccamento insicuro-evitante: da bambini questi individui hanno fatto esperienza di una madre che non dava sicurezza affettiva , che si approciava con modalità fredda e distaccata, mai disponibile a soddisfare bisogni d’amore e/o di conforto. Modello operativo interiorizzato li definisce come “non degni di amore”, il mondo è vissuto come pericoloso, inaffidabile. Le persone con questo stile di attaccamento hanno la tendenza a distanziarsi emotivamente dall’altro, si percepiscono pseudo-indipendenti, dall’esterno appaiono concentrati su loro stessi e sulla propria realizzazione personale, non sono mai coinvolti emotivamente sul partner.

Attaccamento insicuro-ambivalente: la madre di questo tipo di attaccamento è imprevedibile (a volte riescono a sintonizzarsi sui bisogni dei bambini altre volte no). I rapporti sono caratterizzati da continue idealizzazioni del partner sono possessivi ed esigente quando percepiscono insicurezza quasi a richiamare l’attenzione come molto probabilmente dovevano far da piccoli. Modello operativo interiorizzato è quello del non essere degni di amore.

Esiste un quarto stile di attaccamento chiamato attaccamento disorganizzato in cui le figure di riferimento da una parte danno accudimento ma dall’altra possono diventare violente e/o trascuranti non proteggendo il bambino quando si sente sopraffatto. Questo stile di attaccamento porta a disregolazione emotiva in quanto la madre non è in grado di leggere i propri vissuti interni e quelli del bambino; ciò significa che sono presenti deficit nell’utilizzo di strategie adattive per modulare l’intensità o la durata dell’esperienza emotiva. Modello operativo interno sono molteplici e contraddittori tenendo presente il costante alternarsi di sentimenti di paura, aggressività e di sollievo che il bambino prova nella relazione di attaccamento.

Lo scopo dell’attaccamento è quello di essere protetti e accuditi per la sopravvivenza del individuo. La teoria ecologica di Bowlby suggerisce che i bambini hanno un innato bisogno di formare un legame di attaccamento con un cargiver, che accresce le possibilità di sopravvivenza del bambino.

L’importanza del conoscere il proprio stile di attaccamento ci porta da un punto di vista clinico di poter fare interventi preventivi sui minori con condizioni di disagio psicologico, come prevenzione di manifestazioni psicopatologiche future. In ambito psicoterapeutico si può portare il soggetto ad una maggiore consapevolezza nel vivere le relazioni significative con modalità più funzionali; ogni stile relazionale può essere modificato con un buon lavoro personale potendo quindi diventare più capaci nel riconoscere i nostri bisogni e quelli dell’altro.

“dalla culla ad una buona psicoterapia”…..

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Debra
Debra
6 mesi fa

Articolo molto interessante! Considerando che, molto probabilmente, l’ottanta per cento degli individui potrebbe riconoscersi nel secondo o nel terzo tipo di attaccamento, varrebbe la pena approfondire e dettagliare gli schemi comportamentali tipici a cui prestare attenzione e le terapie utili da seguire. Grazie dottoressa.

Ultima modifica 6 mesi fa da Debra